Energia
eolica, il Molise affonda il primo parco offshore italiano
ROMA - Svolta storica, rivoluzione industriale,
mossa verso la leadership mondiale dello sviluppo sostenibile.
Il piano energetico salvaclima adottato la scorsa settimana dall'Unione
Europea con l'introduzione di quote vincolanti per la produzione
da fonti rinnovabili è stato salutato da aggettivi altisonanti.
La giunta del Molise ci ricorda oggi quanto è diversa la
realtà dei fatti e quanto sono lontane Bruxelles e Campobasso.
Il governo regionale ha deciso di dare infatti parere negativo
alla realizzazione della prima centrale eolica offshore d'Italia,
il progetto per un parco di 54 pale alte tra i 60 e gli 80 metri
da far sorgere in pieno Adriatico, a circa tre chilometri dalla
costa tra Vasto e Termoli. Una decisione attesa, visto che il
presidente della Regione Michele Iorio (Forza Italia), sulla scia
di un crescente malcontento della provincia, dei sindaci della
zona, degli operatori turistici e del più illustre molisano
del momento, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro,
aveva già anticipato l'intenzione della giunta di bocciare
il progetto.
A questo punto pare segnata la sorte della centrale da 162 megawatt,
che sfruttando la forza dei venti sul mare avrebbe dovuto produrre
la corrente necessaria ai consumi di circa 120 mila famiglie.
Nei piani della Effeventi, la società milanese che aveva
presentato il progetto pensando di finanziarlo con capitale privato,
il parco eolico avrebbe dovuto sorgere nel giro di un anno e mezzo,
ma l'iter necessario per un eventuale via libera alla centrale
è abbastanza controverso, non esistendo in Italia precedenti
di altre strutture offshore, impianti che per le loro caratteristiche
toccano competenze sia nazionali che regionali.
Sull'ipotesi deve ancora esprimersi la Via, la commissione nazionale
per la valutazione d'impatto ambientale, che probabilmente darà
parere positivo limitandosi a chiedere qualche modifica sull'aspetto
più delicato della struttura, ovvero "l'attracco"
dei cavi sottomarini sulla terraferma. Le pale infatti sono talmente
distanti dalla riva che nelle simulazioni grafiche che accompagnano
il progetto (guarda la galleria fotografica) sono visibili a malapena.
Il sì della Via difficilmente spingerà però
il governo ad andare a uno scontro con il Molise, sfidando anche
il veto del ministro Di Pietro che domani ribadirà la sua
contrarietà al comandante della Capitaneria di Porto di
Termoli, Luca Sancilio.
Una probabile rinuncia contro cui le associazioni ecologiste
storiche come Legambiente e Greenpeace (ancora una volta contrapposte
ai piccoli comitati ambientalisti locali) annunciano battaglia.
"Sbaglia la Regione Molise a bocciare il parco eolico offshore,
al largo delle sue coste", afferma Edoardo Zanchini, responsabile
nazionale Energia di Legambiente. "E' un errore, l'impianto
va fatto - aggiunge - e la posizione della Regione è tanto
più inaccettabile in quanto la sua è una bocciatura
a priori: continua a dire no senza entrare nel merito del progetto".
Posizione che combacia con quella di Greenpeace. "Siamo
favorevolissimi a questo parco eolico, bloccarlo è un'assurdità
- spiega il responsabile delle campagne dell'organizzazione, Francesco
Tedesco - che ci sembra nasca anche dall'ignoranza su cosa sia
veramente una centrale di questo tipo". "Anche i timori
per il turismo - aggiunge Tedesco - ci sembrano fuoriluogo: l'esperienza
straniera, con i primi grandi impianti offshore meta di visite
e gite, ci dice che le cose stanno in maniera esattamente opposta.
Quello molisano sarebbe il primo e al momento unico in Italia,
è inevitabile che finirebbe per essere un ulteriore richiamo
turistico".
Il Molise, evidenziano ancora Zanchini e Tedesco, "ha installato
solo 54 megawatt di energia eolica e nessun progetto di impianto
a terra viene più approvato da mesi, il solare fotovoltaico
è a zero e, ora, si blocca anche l'eolico a mare: come
pensa la Regione di dare il proprio contributo alla lotta ai mutamenti
climatici e all'adeguamento della nostra politica energetica agli
obiettivi di Kyoto?".
"La verità - conclude Zanchini - è che questo
progetto paga due gravi problemi: come spesso accade in Italia
non è stato presentato nel modo appropriato e nei tempi
giusti, coinvolgendo la popolazione, bensì facendone scoprire
l'esistenza ai comuni interessati solo all'ultimo momento e quasi
per caso. A penalizzarlo fortemente è poi il fatto che
a proporlo non sono stati colossi come l'Eni o l'Enel, contro
i quali difficilmente la Regione avrebbe trovato la forza di fare
la voce grossa, ma da una piccola società".
Repubblica.it (13 marzo 2007)
|