| Gli ecosistemi
naturali si stanno degradando a un ritmo impressionate, senza
precedenti nella storia della specie umana e la conseguenza più
immediata è la perdita di biodiversità.
Le conseguenze di questi processi sono catastrofiche
già nel medio periodo: entro il 2050 le risorse della Terra
non saranno più sufficienti, se continueremo a sfruttarle
a questi ritmi. Sono le conclusioni del "Living Planet Report
2006", l'ultimo rapporto del WWF, giunto alla sua sesta edizione,
presentato oggi a livello mondiale proprio da uno dei paesi a
più rapido sviluppo, la Cina. "Fare dei cambiamenti
che migliorino i nostri standard di vita e riducano il nostro
impatto sulla natura non sarà facile - ha detto il direttore
generale di Wwf International, James Leape - ma se non agiamo
subito le conseguenze sono certe e terribili".
L'uomo distruttore. Secondo il rapporto, che è stato redatto
dopo due anni di studi, la perdita di biodiversità già
segnalata nelle precedenti edizioni è sempre più
marcata e il consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali
e specie animali ha raggiunto livelli intollerabili per il pianeta.
Il rapporto dimostra che in 33 anni (dal 1970 al 2003) le popolazioni
di vertebrati hanno subito un 'tracollo' di almeno 1/3 e nello
stesso tempo l'impronta ecologica dell'uomo - cioè quanto
'pesa' la domanda di risorse naturali da parte delle attività
umane - è aumentata tanto che la Terra non è più
capace di rigenerare ciò che viene consumato.
Il ruolo dell'Italia. Il consumo incontrollato riguarda tutti
i paesi e l'Italia, sebbene dietro al resto dell'Europa, è
al 29esimo posto nella classifica mondiale delle nazioni scialacquatrici.
E' evidente, secondo il Wwf, che anche l'Italia deve cambiare
rotta al più presto e imboccare la strada della sostenibilità
del proprio sviluppo, integrando le politiche economiche con quelle
ambientali.
Correre ai ripari. "Siamo in un debito ecologico estremamente
preoccupante, considerato che i calcoli dell'impronta ecologica
sono per difetto - ha spiegato Gianfranco Bologna, direttore scientifico
del Wwf Italia - Consumiamo le risorse più velocemente
di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra
sia capace di 'metabolizzare' i nostri scarti. E questo porta
a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili".
Per questo, secondo Bologna, "è tempo di assumere
scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli
di produzione e consumo. Il nostro futuro dipenderà da
come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come
affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le
nostre abitazioni e da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità".
I dati. Il rapporto del Wwf ha analizzato in tutto 695 specie
terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine. Negli oltre
trent'anni presi in considerazione le specie terrestri si sono
ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine
del 27%. Il secondo indice, l'Impronta Ecologica, misura la domanda
in termini di consumo di risorse naturali da parte dell'umanità.
Il "peso" dell'impatto umano sulla Terra è più
che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. Questo rapporto
mostra che la nostra impronta ha già superato nel 2003
del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali
da noi utilizzati per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente
era del 21%.
In particolare, l'impronta relativa alla CO2, derivante dall'uso
di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore
ritmo di crescita dell'intera impronta globale: il nostro "contributo"
di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961
al 2003. L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di
4,2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1
ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico
di 3,1 ettaro globale pro capite.
Fonte: Repubblica.it
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